Poesia cristiana, esperienza d’Amore

La poesia ha tanti scrittori, pochi lettori, ma quella cristiana merita davvero di essere conosciuta.
Ne parleremo con Cesare Cavalleri, poeta e critico letterario, nella prossima puntata di “Temi di Dottrina sociale della Chiesa”, in onda su Radio Mater martedì 10 dicembre, alle ore 17.30.

Chi scrive poesie come mezzo di espressione religiosa, più di altri, ha il merito di comunicare la fede toccando le corde più profonde e inafferrabili dell’animo umano. Quando un tale sforzo viene meno, la società nel suo complesso perde moltissimo. Lo scriveva così, già al suo tempo, Antoine de St. Exupery: «Vivo con fatica la mia epoca. In essa l’uomo muore di sete e non esiste al mondo un problema più grande di questo: dare agli uomini un senso spirituale, un’inquietudine spirituale. Non si può vivere di frigoriferi, di bilanci e di politica. Non si può! Non si può vivere senza poesia, senza colore, senza amore. Lavorando unicamente per acquistare dei beni materiali finiremo con il fabbricarci una vera e propria prigione». Chi ha a cuore il regno di Dio, comunque lo si chiami, non può non amare la bellezza. Chi della bellezza ha perso il gusto si muove in un mondo opaco dove la grazia (qui nel suo significato di luce e di poesia divina) è assente. Partendo dallo sguardo estetico, poetico, e spirituale di Clemente Rebora (1885-1957), parleremo della bellezza della poesia cristiana con Cesare Cavalleri, poeta e critico letterario, oltre che direttore delle Edizioni Ares e della rivista Studi Cattolici, nella prossima puntata di “Temi di Dottrina sociale della Chiesa”, a cura di Giuseppe Brienza, in onda su Radio Mater martedì 10 dicembre, dalle ore 17.30 alle 18.30.

Per rivolgere domande o proporre interventi durante la trasmissione si può telefonare al numero 031/64.60.00 oppure inviare un sms o messaggio WhatsApp al 331/791.45.23. Chi vuole può anche scrivere una domanda e mandarla via mail all’indirizzo di posta elettronica: diretta@radiomater.org.

Aiutiamoli a casa loro. Facile a dirsi…

Il Populista 25 Aprile 2019

A dire che la “carità uccide” è un’africana: Dambisa Moyo, dottorato in economia a Oxford, un master ad Harvard, una consulenza alla Banca mondiale come economista, diventata popolare in tutto il mondo con un libro edito in Italia nel 2011: “La carità che uccide”, appunto. Vi critica duramente molte delle Ong attive nella raccolta di aiuti in quanto sarebbero interessate a perpetuare la povertà per giustificare la loro esistenza. Da rileggere

di Pietro Licciardi

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Come fu che divenni CCP

Rino Cammilleri, scrittore e saggista, racconta in un volume edito da Lindau la sua conversione: da anarchico edonista e sciupafemmine a Cattolico, Credente e Praticante

di Pietro Licciardi

Lo scrittore, saggista e apologeta Rino Cammilleri – con due emme – non ha la fama di quell’Andrea autore di libri gialli e neppure di Umberto Eco, benché abbia anche lui scritto un romanzo ambientato nel Medioevo. Nonostante ciò ha un numeroso pubblico di attenti lettori e di fan affezionati. E’ insomma un “personaggio” e come tanti altri “personaggi” ha appena pubblicato per i tipi della Lindau la storia della sua conversione: da anarchico, borghese, edonista e sciupafemmine a C.C.P., cattolico, credente e praticante.Cosa accade nella vita di un uomo, o di una donna, quando si converte e scopre la fede? Tutto e niente.

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Quando i comunisti mangiavano i bambini, e gli adulti

Rassegna Stampa

 a cura di Pietro Licciardi

L’ironia è un’arma potente, soprattutto quando fa breccia e diventa luogo comune. Così è diventata celebre la frase: «i comunisti mangiano i bambini», con cui si sbeffeggiano ancora oggi i più risoluti oppositori della peggiore ideologia del XXI secolo, peraltro sorella del nazionalsocialismo.

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Immortale Odium

per Rassegna Stampa, 5 Novembre 2018

 Una catena di delitti, un complotto infernale nel triller di Rino Cammillleri

di Pietro Licciardi

Siamo nell’Italia da poco unificata da massoni e garibaldini, in cui si sono infine calmati gli eccessi e gli odi anticlericali della prima ora, pur rimanendo inalterata da parte dei circoli unitari che hanno ormai il monopolio del nuovo Stato l’ostilità per i preti e i cattolici. Cattolici i quali, dopo aver subìto le angherie e i soprusi patiti durante il “glorioso” Risorgimento, sembrano ormai aver fatto buon viso a cattiva sorte, rassegnandosi a nuovi destini comuni all’ombra del nuovo e infame tricolore.

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